La Giudecca [LA dʒudɛkka] fu un termine usato in Italia meridionale e in Sicilia soprattutto, per identificare il distretto oppure una parte di villaggio dove gli ebrei svolgevano la loro vita quotidiana. Sbagliato definirlo “ghetto”, in quanto si trattava di un vero e proprio quartiere; inoltre gli ebrei del sud Italia, a differenza dei ghetti obbligatori al nord, erano liberi di viaggiare e collaborare con i loro vicini cristiani per assicurare il successo commerciale, culturale e artistico della regione.

Nella città di Termini si insediò e prosperò una comunità ebraica numerosa e ricca della quale resta traccia nelle notizie riportate sia dagli storici locali che da numerosi atti notarili. La comunità aveva i suoi sacerdoti, i suoi amministratori ed era giudicata da magistrati speciali (cristiani). Non esistono però documenti originali precedenti al XV secolo, per via della distruzione del quartiere avvenuta nel 1328 per mano delle truppe di Carlo di Artois I, si pensa comunque che l’insediamento ebreo debba essere stato abbastanza antico date le dimensioni della comunità e la grossa estensione del loro quartiere.

La giudecca di Termini Imerese si trovava all’interno delle mura e non era isolata dal resto della città; al suo interno sorgevano numerose chiese cristiane. Il loro insediamento comprendeva il quartiere vecchio o della Ruga, il piano di Barlaci, il piano di Caltigene e il piano S. Giovanni, cioè la zona oggi delimitata da Piazza Umberto I, da via Inguaggiato, via Garibaldi fino a Porta Palermo, dalle mura di cinta fino a San Giovanni, da viale Enrico Iannelli fino a Piazza Vittorio Emanuele.

Piano Barlaci si trova in una delle zone più antiche di Termini Imerese, nella parte alta della città nelle vicinanze di Villa Palmeri. Era proprio a qui che si trovava dapprima il cimitero ebreo, che si estendeva poi fino a quello di S.Giovanni e secondo le fonti doveva essere situato all’infuori dalle mura. Inoltre sappiamo che nel 1473 la comunità protestò contro la concessione di una parte del piano di Barlaci, che ancora usavano come cimitero, per la costruzione di alcune case.

L’abbandono ebreo di Termini fu piuttosto lento e si completò nel giro di due anni. Quando gli Ebrei lasciarono Termini un frate francescano termitano Giacomo Di Leo ottenne dal Papa Alessandro VI di mutare la sinagoga in monastero. Così, sorse il Monastero sotto la Regola di Santa Chiara e con il titolo di San Marco.

Riportiamo con piacere una delle più recenti dichiarazioni riguardo l’antica Giudecca di Termini Imerese, da parte de il canonico Rocco Cusimano che in un suo testo mandato in stampa nel 1926 scrisse:

Dopo la distruzione di Gerusalemme, gli ebrei, senza patria e senza tempio andarono dispersi in tutte le parti del mondo, e così si realizzò la profezia del Redentore. Un gran numero venne a stabilirsi pure a Termini, occupando il cosi detto Piano Barlaci, che cominciava dalla ex chiesa di San Domenico e si estendeva da Porta Palermo sino al piano del Duomo. Come il Piano Barlaci, il 12 settembre 1467, dal Vicerè D. Lupo Ximen Durrea fu concesso ai Domenicani, costoro fecero di tutto per cacciarne gli Ebrei, e vi riuscirono poi facilmente, dietro il decreto di Ferdinando II, che ordinava l’espulsione di tutti gli ebrei dai suoi territori. Espulsi gli ebrei da Termini, fra Girolamo di Leo termitano, col permesso del pontefice Alessandro VI, fece convertire la loro sinagoga in monastero di clarisse, sotto il titolo di San Marco”.

 

SITOGRAFIA:

https://televideohimera.it/termini-imerese-gli-ebrei-di-piano-barlaci-di-nando-cimino/

 

https://www.siciliafan.it/gli-ebrei-a-termini-imerese/?refresh_ce

 

https://www.comuneterminiimerese.pa.it/s3/uploads/ckeditor/attachments/2/4/1/1/7/La_storia_della_nostra_Citt___.pdf

https://beniambientalieculturaliimeresi.wordpress.com/la-storia-2/la-giudecca-di-termini-imerese/