Himera fondata nel 648 a.C. dai coloni Calcidesi insieme agli esuli di Mileto e Zanche, fu l’unica colonia greca della Sicilia ad affacciarsi sul Tirreno, avamposto importantissimo per i commerci del tempo e per questo al centro di interessi da parte dei Cartaginesi, degli Agrigentini e dei Siracusani. Durò poco la vita della colonia, solo duecentoquaranta anni, ma sufficienti a farla diventare una dei centri più importanti della Magna Grecia e gli scavi iniziati sistematicamente nel 1929 da Pirro Marconi ce lo testimoniano perché hanno restituito opere di tale rilevanza da rendere necessaria la costruzione di un museo che le conservasse e le esponesse.

A ridosso del costone dell’altopiano di Himera e del Tamburino, fu inaugurato a metà degli anni ’80 l’Antiquarium  i cui spazi espositivi su più livelli sono totalmente privi di barriere architettoniche, essendo collegati tra loro da un comodo sistema di rampe. Rimasto chiuso per alcuni anni, è stato restituito al pubblico nel 2001. Il percorso espositivo non segue un ordine cronologico, ma tipografico: ogni area della colonia viene illustrata tramite appositi pannelli didattici fornendo al visitatore la lettura dei reperti esposti in vetrine modulari ed a nastro, ricavate in basso negli sbalzi dei vari livelli. La “Phiale Aurea” di Caltavuturo contenitore per libagioni in oro recentemente recuperata dal mercato clandestino, accoglie il visitatore insieme al medagliere che raccoglie le monete delle zecche delle colonie siciliane, tra cui quelle della zecca Himerese. Nel secondo livello sono esposti elementi architettonici ed offerte votive dell’area sacra della città provenienti dal Temenos di Athena, sulla città alta, dove sono ancora visibili i resti di tre templi (A, B, C), di un altare e della stoà.

Interessantissima la laminetta aurea con la figura della Gorgone in ginocchio proveniente dal tempio A ed elementi decorativi quali sime, antefisse ed acroteri del tempio B, esempi di raffinata coroplastica siciliota, che conservano ancora tracce di colore. Il terzo livello custodisce gli oggetti di “cultura materiale” quali pesi da telaio, lucerne e vasi da cucina ma, anche, arule fittili e loutheria provenienti dai vari settori dell’abitato della parte alta della città. Il livello più basso è, invece, dedicato alle necropoli della colonia: tre erano ritenute le necropoli della città, poiché non era ancora affiorata quella di recente scavo il cui materiale deve ancora essere esposto ed essere inserito nel progetto generale del Parco Archeologico. Esposti su ripiani una selezione di vasi e corredi funerari, grandi anfore puniche e greco-italiche utilizzate, come era d’uso, per seppellire i neonati nelle inumazioni dette enchytrismòs. Di notevole impatto emotivo il calco che riproduce “la tomba degli sposi” di fine Vi sec, così definita per la presenza di due scheletri, un uomo e una donna, sepolti abbracciati. Infine, una sezione dedicata ad importanti siti del territorio quali Terravecchia di Cuti, Monte Riparato, Brucato e Cefalù. I magazzini del museo sono stracolmi di reperti non esposti ai quali si aggiungono le centinaia di ossa e corredi funerari dei recenti scavi della necropoli occidentale, conservati ad oggi in un container. Le fosse comuni hanno restituito le ossa dei soldati ancora trafitti da pugnali, lance e frecce, sicure vittime delle battaglie del 480 a.C. e del 409 a.C., data della distruzione della città. La necropoli ha restituito anche tantissime sepolture del tipo enchytrismòs, a conferma dell’alta percentuale di mortalità infantile con i loro corredi, piccole ceramiche tra cui tantissimi guttus ma anche tombe di adulti dalla tipica sepoltura alla cappuccina con tesoretti.

Bibliografia:

  • “Termini Imerese ritorno alla Civitas Splendidissima” della Dott.ssa Manuela Sinatra; tratto da la rivista “I Beni Culturali” anno 2012