La storia che lega Termini Imerese all’Impero Romano inizia nel 241 a.C. con la vittoria dei Romani nelle isole Egadi, contro chi fino a quel momento aveva dominato l’isola: I Cartaginesi. L’avvento della dominazione Romana portò splendore e ricchezza alla città e di conseguenza comportò la realizzazione di diversi edifici funzionali alla vita pubblica, secondo i dettami della Repubblica prima e dell’Impero successivamente. Thermae Himerenses fu dedotta colonia romana dall’imperatore Augusto e i suoi abitanti goderono dei conseguenziali privilegi.

Cominciamo da qui il nostro percorso nella “Termini come colonia Romana”, da quello che è tutt’oggi il più integro dei nostri monumenti di quell’epoca.

L’Acquedotto Cornelio

Acquae Corneliae Ductus era il nome latino, oggi semplicemente tradotto in “Acquedotto Cornelio”, che si suppone derivi dal nome del Senatore romano che diede ordine di costruzione della struttura. La sua funzione era quella di trasportare l’acqua della sorgente posta nella zona di Brocato per 8 km fino al centro della città e la mantenne fino agli inizi dell’800.

Notevole la maestosità dell’opera che presenta un assetto architettonico pienamente rappresentante la maestria ingegneristica dei romani. La doppia volta infatti resiste da secoli in Contrada Figurella ed è possibile ammirarne la solidità.

La doppia volta dell’Acquedotto ripresa da vicino


Presso il Museo Civico della città è possibile visionare le antiche tubature, alcune in ceramica, altre in piombo. Una parte purtroppo è andata perduta durante l’attacco Garibaldino, infatti il piombo delle tubature fu fuso per ottenere armi e munizioni per combattere i Borboni.

L’Anfiteatro

L’anfiteatro rappresentava una delle più grandi testimonianze della dominazione in una colonia romana. Esso infatti, posto nella zona della città denominata “Piano San Giovanni”, venne costruito intorno al I secolo d.C. ed era in grado di ospitare fino a quattromila spettatori. Circondato da 36 piloni a formare un portico a due ordini, con il diametro maggiore di 87 metri e quello minore di 58, era il terzo anfiteatro più grande dell’intera isola, dopo quelli di Catania e di Siracusa.

I resti dell’anfiteatro presso il giardino del Monastero di Santa Chiara

Recandosi nella zona, è ancora possibile ammirare dei resti, sia sulla strada, che all’interno del giardino del monastero di Santa Chiara, oltre che nel vicino “Piano Barlaci” dove è possibile ammirare ruderi e parte dell’arena e del podio.

I resti presso Piano Barlaci

Oggi purtroppo non è possibile ammirarne altro, in quanto esso, già in rovina nel 1500, vide utilizzati i materiali per la ricostruzione del castello e di edifici nobiliari della città.

La Curia

I resti presso la villa comunale Nicolò Palmeri. E’ possibile vedere la stanza absidata dell’edificio

La data di costruzione è incerta e si ipotizza che sia avvenuta tra il I secolo a.C ed il I secolo d.C. Vi sono varie teorie riguardo il suo utilizzo. Alcune fanno riferimento ad una possibile Schola, altre a palazzo pubblico dove si amministrava la giustizia. Queste ipotesi sono supportate soprattutto dalla forma della sala più grande dell’edificio ovvero un’ aula absidata dove si suppone si svolgessero i processi che ha a supporto due sale più piccole adibite, si ipotizza , ad archivi o uffici.

La Piantina. Si notano la stanza absidata ed i due uffici retrostanti

 

Il Museo Civico Baldassare Romano

La struttura di per sé non appartiene all’itinerario della Termini Romana, in quanto la costruzione è risalente al 1700 circa, tranne una torre adiacente alla cappella “San Michele Arcangelo”.

Il Museo, che tra l’altro è uno dei più preziosi dell’intera isola, al suo interno contiene diversi reperti di epoca romana: Terracotte, ordinate per categoria e databili tra il III secolo a.C. ed il I d.C.; Cornici architettoniche, databili intorno al I secolo d.C. e provenienti da edifici pubblici; Una serie di tubazioni sia in terracotta che in piombo, appartenenti al prima citato acquedotto Cornelio; Sculture, anche di togati e ritratti di grande valore artistico. Tra queste abbiamo un piede calzato, parte di una statua colossale di età augustea ed il volto di Drusilla. Numerose sono infine le epigrafi conservate, tra le quali troviamo la prima che riferisse il termine “Splendidissima”, risalente al III-IV secolo d.C.

Le Terme

Chiudiamo il nostro itinerario nella Colonia Romana con le Terme. Poste nella parte bassa della città, esattamente ai piedi della “serpentina”, le Terme si affacciano sulla omonima Piazza e sono fiancheggiate dal maestoso Hotel delle Terme. La struttura attuale delle Terme si fa risalire agli inizi dell’ ‘800, per mano dell’Architetto Alessandro Emanuela Marvuglia, che progettò la ristrutturazione dell’edificio sotto commissione di Francesco I Borbone.

L’origine delle acque Termali è narrata da diversi autori, sia tramite il mito, come nel caso di Diodoro Siculo che nel IV libro delle sue narrazioni riferisce che Ercole, tra una fatica e l’altra giunse a Thermae Himerenses, dove la dea Athena ordinò alle ninfe di far sgorgare dei bagni caldi per alleviare le fatiche del mitico Ercole; ma anche al di fuori del mito, la città viene descritta dal geografo Strabone e dal famoso poeta greco Pindaro, che già nel 400 a.C., narrando delle vittorie del Termitano Ergotele, cita anche le acque calde.

 

La figura mostra in rosso la antica struttura circolare dell’edificio, allora coperto da una volta a botte. Lo spazio interno, da alcuni studi, sembra che fosse destinato invece ad una vasca di acqua fredda. Accanto alla struttura circolare, durante l’edificazione dell’ Hotel delle Terme, vennero alla luce altre aree della antica struttura romana, tra cui un edificio rettangolare denominato “bagno delle donne”, oggi non più visibile in quanto venne inglobato dalla struttura in costruzione del Grand Hotel.

Una curiosità: Una delle prime ricostruzioni grafiche dell’edificio romano è quella del pittore e architetto francese Jean Pierre Houel, risalente alla fine del ‘700. Particolarmente interessato infatti ai monumenti romani presenti a Termini Imerese, costruì il rilievo delle terme e questo oggi viene custodito al Museo Hermitage di San Pietroburgo.

 

Bibliografia:

  • “A Spasso con Stenio” di Manuela Sinatra e Barbara Indorante
  • “Termini Imerese Città Romana; Itinerario Archeologico” di Roberto Tedesco

Immagini: Gentilmente donate da Roberto Tedesco

Revisione: Gentilmente effettuata da Manuela Sinatra

Traduzione: Gentilmente realizzata da Giulia Catanzaro

di Francesco Marramaldo