La chiesa di Sant’Orsola, ad oggi visibile nell’omonima via, a metà fra la parte bassa e quella alta della città, è una preziosa testimonianza del tardo barocco. Fu costruita a metà del 400 nel luogo dove già in precedenza sorgeva una chiesetta. É collocata su un pendio roccioso, nel quartiere in passato denominato ” delli balati”, dall’arabo balat (pietra levigata, lastra). Oggi l’aspetto non rispecchia quello iniziale a causa di trasformazioni e decorazioni aggiunte in un secondo momento.

La chiesa è dedicata a S. Orsola, vissuta probabilmente nel IV secolo, divenuta patrona delle ragazze e delle scolare. Si narra della giovane Orsola, figlia di un re bretone, che accettò di sposare un pagano ed egli in cambio promise di convertirsi al cristianesimo. Per raggiungere lo sposo ella partì con 11000 vergini, ma le giovani incontrarono gli Unni di Attila che provocarono il loro martirio. Orsola stessa morì a causa di una freccia che la trafisse. Questa leggenda ha una base storica come dimostra un’iscrizione presso una chiesa tedesca, a Colonia, in cui si narra il martirio di Orsola e delle vergini.

La chiesa superiore

L’attuale complesso comprende due chiese sovrapposte. La chiesa Superiore, di poco più grande di quella inferiore e ortogonale a quella più antica, fu costruita quando il 29 marzo 1660 portarono a Termini da Roma una reliquia di S. Orsola ed assunse la forma definitiva nel 1765. Il prospetto della facciata, costituito da conci di calcarenite e mancante della parte superiore, risulta chiaramente in stile neoclassico. Internamente è composta da un’unica aula rettangolare, coperta da una volta reale decorata da Don Alessio Geraci della Compagnia di Gesù nel 1764. Sulla volta sono raffigurati tre temi: la Gloria di S. Orsola, il trionfo della croce e le anime del purgatorio.

La chiesa è decorata con finte architetture come ad esempio le false piccole navate tra i pilastri oppure le finte statue e colonne di granito presenti sull’altare maggiore. Una volta a botte copre il presbiterio, qui è raffigurato il trionfo della croce e sono presenti anche i simboli della “Compagnia della Morte” (la croce, la lancia, la spugna, il teschio e la clessidra). Ai lati del trionfo della croce, nelle lunette laterali, sono rappresentati i temi della risurrezione e della vita eterna. Sotto l’altare è ritratto il patrono dei Chierichetti, San Tarcisio; mentre ai lati del coro vi sono 2 scene: a sinistra, Davide riceve dal sacerdote Alchimelech il pane santificato, a destra, Giuda Maccabeo manda 12 dracme d’argento ai sacerdoti in suffragio delle anime. Infine la chiesa presenta per ciascun lato 3 cappelle intercomunicanti.

I tesori al suo interno

Cappella del Crocifisso

Sono presenti l’immagine di Santa Fortunata, un crocifisso e un altare ligneo, sotto quest’ultimo sono raffigurati i simboli della passione.

Madonna del Rosario

Affrescata nel 1782 dall’autore palermitano Pollaci, sono rappresentati: San Domenico, Madonna con Bambino e Santa Caterina da Siena. Nel paliotto sotto l’altare sono presenti i simboli dei domenicani (cane, giglio, palma, stella a 8 punte)

Tela dell’Immacolata

Anche questa è autore del palermitano Pollaci, sono rappresentati San Giuseppe, San Martino, San Michele arcangelo e le anime del purgatorio.

Madonna della Lettera

E’ la prima delle cappelle di destra. Questa Madonna viene festeggiata a Messina e ricorda l’episodio dove due legati della città accompagnati da San Paolo chiedono alla madonna protezione per la città. Autore dell’altare, l’unico in marmo presente nella chiesa, è Vesco.

Altare di San Benedetto

L’autore del dipinto ” San Benedetto resuscita un confratello” (prima metà XVII) ufficialmente è ignoto anche se molti lo attribuiscono al calabrese Mattia Preti per il caratteristico biancore delle mani e la realistica dei volti e dei gesti.

Cappella di Santa Cecilia

Essa presenta la tela di Santa Cecilia, protettrice dei musici. L’autore dell’opera è Rosario Vesco che la realizzò nel 1753. Sul paliotto si possono trovare gli strumenti musicali come omaggio alla Santa.

La chiesa inferiore

La chiesa inferiore sorgeva sotto la vecchia torre dei Saccari (dall’arabo Saqqarah= rocca, da qui il nome dell’attuale quartiere “Rocchiceddi”), il cui basamento è costituito da una vecchia torre greco-romana che la leggenda vuole risalga ai tempi di Himera. Quando venne costruita la chiesa superiore questa prima chiesetta venne trasformata dalla Compagnia della morte in catacomba della confraternita.

Curiosità

La Compagnia della morte o dei Neri fu fondata a Termini Imerese il 6 febbraio 1569, sotto l’influsso della dominazione spagnola. Vi facevano parte armatori, capomastri, mercanti e pescatori. Essa si occupava di opere di misericordia, come l’elargizione di elemosine, l’assistenza ai bisognosi, il conforto spirituale ai carcerati e ai moribondi, dare sepoltura a chi non poteva permettersi un funerale, far dire messe in suffragio dei defunti. I simboli della compagnia sono la clessidra con le ali, la falce, la croce, la lancia, la spugna e il teschio. Questi simboli possiamo ritrovarli sul coro, nelle acquasantiere e sul pulpito.

Santo Baddaru , Gaetano Vincenzo Impallaria, fu sacerdote e guida spirituale della confraternita. La tradizione tramandata fino a noi ricorda che, dopo la sua morte, egli si inerpicasse faticosamente, durante la notte, tra le ripide viuzze e i vicoletti del quartiere Rocchicelle a confortare gli afflitti e i bisognosi, consumando le suole delle scarpe. Per questo motivo ogni anno il Santo riceve un paio di scarpe per permettergli di continuare a prendersi cura delle persone bisognose del quartiere.

Santo Baddaru

Bibliografia:

  • “A spasso con Stenio” di Manuela Sinatra e Barbara Indorante
  • “Pittura del XVII secolo a Termini Imerese” di Anna Virzì

Sitografia:

Si ringrazia in particolare Maria Rita Costanza, fonte di preziose informazioni grazie alle quali è stato arricchito questo articolo.

Immagini: Gentilmente concesse da Roberto Tedesco

Revisione: Gentilmente effettuata da Manuela Sinatra

Traduzione: Gentilmente realizzata da Roberta Monastra

di Elisa Forgia