Nella parte alta di Termini Imerese, tra il panorama visibile dal belvedere, dove mare e cielo si fondono, e il verde della villa Nicolò Palmeri si trova un gioiello da visitare: la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. La sua costruzione risale alla seconda metà del XIV secolo in quello che era il quartiere ebraico della città dove i suoi abitanti vivevano e svolgevano le loro attività commerciali.

L’esterno della Chiesa

La Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria é un vero e proprio unicum sul territorio. Affascinante nella sua costruzione e nei colori. Il perfetto equilibrio fra cultura cristiana, leggenda ed arte.

La struttura

Una grande sala rettangolare compone la chiesa, con tetto a capriate lignee. Vi si accede dalla piazza S. Caterina attraverso un portale ogivale in pietra intagliata sormontato da un bassorilievo che raffigura santa Caterina fra due angeli. Nell’angolo sud est della sala una porta conduce ad uno spazio con tetto ad unica falda in legno che funge da sagrestia e campanile a cui si accede da via Iannelli.

Santa Caterina

Pannello n°5

L’opera di maggior pregio è però l’affresco che ricopre tutte le pareti, attribuita ai fratelli Graffeo. Un ciclo composto da 32 pannelli rettangolari che raffigura tutti i momenti più importanti della vita di Santa Caterina. Curioso scoprire che proprio il primo pannello è in realtà custodito al museo Civico di Termini Imerese. Questo avvenne in seguito ad un’attività di restauro risalente alla seconda metà dell’ottocento.

Le iscrizioni in Siciliano

I pannelli sono suddivisi in due ordini fra i quali si inserisce un lungo fregio con iscrizioni in dialetto, le più lunghe in volgare Siciliano ritrovate su materiale non cartaceo, un vero unicum. Si pensa che venne utilizzato in sostituzione del Latino per rendere l’opera fruibile ai fedeli.

L’infanzia

I primi cinque pannelli descrivono l’infanzia della Santa, raffigurata sin da subito con il nimbo. Nel primo pannello, la madre e il padre, re Costo, in abiti suntuosi, consegnano la piccola Caterina alla nutrice, sua compagna nei primi passi verso la fede. Nel III pannello troviamo la stessa nutrice raffigurata durante l’apparizione di un angelo che le profetizza la vita di Caterina. Lo sfondo é scarno, composto da due alberi, una collinetta e un cielo che ha perso ormai il suo colore. Il IV pannello descrive il sogno in cui Gesù e la Vergine Maria appaiono alla Santa. Quest’ultima, che era già stata battezzata (IV pannello), si inginocchia e porge la mano in attesa di ricevere un anello in dono, simbolo dell’avvenuto sposalizio fra lei e Dio.

Cenni storici, le persecuzioni

Nei successivi pannelli ci ritroviamo nel 305, durante la crisi economico-militare dell’impero Romano. Al termine della tetrarchia di Diocleziano, Massimino, Costanzo Cloro e Galerio, il nuovo Cesare d’oriente sarà Massimino Daia. Egli nel VII pannello viene raffigurato su un trono, simbolo della sua sacralità. Il nuovo imperatore impone, alla presenza dei ministri e del banditore mandato da Caterina, di praticare sacrifici e adorare un idolo fatto realizzare da lui stesso.

Caterina e Massimino

Nel pannello numero VIII vediamo Santa Caterina recarsi all’imperatore per esortarlo ad adorare solo Gesù Cristo. Massimino viene colpito dalla bellezza e dall’eloquenza della Santa, ma decide di rimandare la discussione. Nel pannello IX ordina ai soldati di imprigionare Caterina per la sua sfrontatezza. Successivamente (XI) ella, convocata al cospetto dell’imperatore, riesce a vincere la discussione.

I filosofi

Massimino decide di chiamare cinquanta filosofi per convincerla ad abbandonare la fede cristiana. La celeberrima scena viene rappresentata nel pannello XXI dove in basso troviamo alcuni testi filosofici, mentre l’unico libro a rimanere fra le mani dei personaggi è proprio la bibbia, indicata da uno di loro tramite una particolare gestualità delle mani. Caterina con la mano sinistra ammonisce i credenti, mentre con la destra indica Dio, riproducendo la stessa posizione della mano. In seguito al fallimento dei filosofi e alla loro conversione (pannello XIV), Massimino decide di condannarli al rogo.

Il martirio

Caterina, convocata dall’imperatore, riceve la sua proposta di matrimonio che, dopo aver rifiutato, le causerà l’imprigionamento. È proprio nel XVIII pannello che viene rappresentato il martirio della Santa. Ella è raffigurata con le mani legate e con il busto nudo fino alla vita. Nonostante gli arnesi utilizzati dai carnefici il volto della Santa è tranquillo e disteso in una rassegnazione pacifica. Si pensa che Spalletta sia l’autore di quest’affresco.

La conversione dell’imperatrice, il digiuno

Pannello n°19

Nel pannello XIX due angeli, davanti all’imperatrice Faustina e al luogotenente, guariscono Caterina dalle torture appena subite. L’imperatrice ha le mani giunte in preghiera, simbolo dell’accettazione del messaggio evangelico. L’imperatore convoca la Santa al suo cospetto. Egli é inconsapevole dell’aiuto di una colomba di Dio che durante il digiuno l’aveva nutrita (XX e XXI), così rimane incredulo nel vederla per nulla provata fisicamente dalla prigionia. Caterina (XXII), al centro di due soldati armati, cerca di convertire l’imperatore confessandogli che solo grazie a Dio non aveva patito la fame e la sua anima non aveva sofferto.

La ruota dentata

Il pannello XXIII è particolare perché doppio e mancante di iscrizione. La scena vede dei frammenti di ruota dentata spezzata e la mano di un angelo che impugna una spada . Difatti quest’ultimo la fa a pezzi prima che avvenga la tortura. L’imperatore si salva dalla caduta dei ciottoli, mentre molti rimangono feriti o muoiono.

Dopo la morte, la venerazione

Pannello n°31

Il pannello numero XXXII conclude il ciclo. Infatti, dopo la morte della Santa e il suo spostamento da Alessandria fino ad una cima del monte Horeb (Sinai) da parte di due angeli, dei fedeli visitano il suo sepolcro . Si fa qui riferimento ai tre miracoli che la santa fece ai tre, uno cieco, uno infermo e uno con la mano destra offesa. Un’olio che sgorga dalle ossa della Santa è infatti miracoloso, secondo la tradizione, e cura i tre devoti.

Bibliografia:

  • “La Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria di Termini Imerese, Kalòs” di Roberta Sperandeo
  • Rivista “Archeologico e territorio 1997, Scavi e restauri 1993-1996”

Traduzione: Gentilmente realizzata da Giulia Ceraulo

di Giovanna Muscarella