La Chiesa di San Giacomo è posta nel pieno centro storico della città, tra le scalinate che collegano la parte alta alla parte bassa. Essa infatti rappresenta uno dei più antichi monumenti rimasti: se ne hanno cenni dalla letteratura già sin dal 1439, ma recenti scavi hanno evidenziato la possibilità che la sua edificazione avvenne sotto l’impero di Federico II, anche se altre fonti citano anche Ruggero II. Inoltre la chiesa fu anche sede dell’antico Vescovato.

La Storia

Prima della edificazione della Chiesa di San Nicola di Bari, attuale Duomo di Termini Imerese, era proprio la Chiesa di San Giacomo a svolgere questo importante ruolo, che si decise di toglierle nel 1500 esclusivamente per motivi geografici, preferendo come Duomo una struttura posta nella zona viva del traffico cittadino. Ai primi del ‘900 venne inoltre definitivamente abbandonata, dopo la morte dell’ultimo frate rimasto annesso alla chiesa. Una pura casualità volle che la chiesa non fosse definitivamente distrutta da una bomba nel 1943. Questa infatti ne traforò il tetto, ma una volta al terreno, non esplose.

La Chiesa senza il tetto

Oggi, non più utilizzata come luogo di culto, è stata inserita nel percorso del famoso Presepe Vivente della città.

Architettura e arte

La chiesa subì diverse modifiche nei secoli, anche se la attuale configurazione fu compiuta alla metà del 1700. Seppur si commissionarono nei vari secoli diverse operazioni di restauro, la comunità abbandono comunque la Chiesa. Per questo oggi, ciò che ne possiamo principalmente ammirare è l’architettura dell’edificio. La chiesa è divisa in tre navate da colonne e da una struttura ad archi ogivali. L’insieme di questi indizi fa credere che la chiesa sia stata edificata sulla struttura di un edificio di epoca romana.

Una curiosità storica

A segnalarcela è Santo Schifano e la si può trovare ne “Storie Siciliane” di Isidoro La Lumia:

“Morte di Ferdinando il Cattolico 05 Marzo 1516- Atto di notar Filippo Giacomo d’Ugo nella matrice Chiesa di Termini” (La Chiesa di san Giacomo era l’antica Matrice di Termini)– Gl’Illustri, Eccellenti e molto Magnifici signori marchese di Geraci, marchese di Licodia, conte di Cammarata, conte di San Marco, conte di Golisano, barone di Ciminna, barone di Realmuto, tanto nomine proprio quanto come procuratori di altri baroni che restarono nella felice città di Palermo, volendo evitare gli scandali, omicidi ed altri danni, si partirono ieri di detta città, e venuti in questa (di Termini) hanno fatto i funerali per la morte della Sacra Maestà del re nostro Ferdinando, e ad alta voce invocano il nome della maestà della regina Giovanna e del principe di lei figlio primogenito, per dichiarare la loro mente ed il cuore fedele.Intervenuti per testimoni i magnifici signori Angelo de Serio Capitano, Niccolò di Buonafede, Giovanni Fazano e Vincenzo de Vita Giurati, il Venerabile Presbitero Bartolomeo De Matteo Vice-Arciprete e Vicario, Antonino Romano Segreto, Giovanni Antonio De Vitale Vice-Portulano.23 Gennaro 1516- Ferdinando il Cattolico scendeva nella tomba a Granata, e la consorte Isabella ve lo avea preceduto. In difetto di legittima discendenza maschile, l’unica loro figlia Giovanna, impalmata all’Arciduca Filippo D’Austria, era stata nel 1503 dal Parlamento di Sicilia riconosciuta futura erede del regno”

Una testimonianza che riferisce l’importanza della Chiesa nel contesto Siciliano quando ancora Duomo della città, tanto da decidere di svolgervi i funerali di Federico il Cattolico.

Sitografia:

Immagini: Gentilmente concesse da Roberto Tedesco

Revisione: Gentilmente effettuata da Manuela Sinatra

Traduzione: Gentilmente realizzata da Giovanna Sodaro

di Giacomo Sperandeo