Il Palazzo Comunale di Termini Imerese sorge sulla attuale Piazza Duomo, dove appunto è presente, oltre al Palazzo, anche il Duomo della città. Esso è un edificio di modeste dimensioni, ma che con la sua storia e con la sua “Cammara Picta” rappresenta un punto di interesse culturale importantissimo per la città. Nei secoli di dominazione romana, l’area dove oggi sorge l’edificio era il “foro” cittadino, in cui si svolgeva la vita pubblica della popolazione: dal mercato agli affari, dagli atti più importanti di giustizia, finendo con i riti religiosi.

Il Palazzo

I lavori di costruzione iniziarono tra il sedicesimo ed il diciassettesimo secolo, anche se il Palazzo vide diverse trasformazioni negli anni a venire, ad esempio l’edificazione del secondo piano intorno al ‘900 o lo smantellamento dell’allora Teatro Comunale Stesicoro (detto anche Regio Teatro San Ferdinando), posto all’interno del Palazzo, oltre che la chiusura delle carceri cittadine poste nei sotterranei della struttura. Per raggiungere l’ingresso principale è necessario salire una scalinata a due rampe. Il portone è delineato da due cariatidi acefale e sormontato da una grande conchiglia scolpita, simbolo di San Giacomo, ed ancor sopra da un’ Aquila in altorilievo.

Una ricostruzione del portone d’ingresso con le due cariatidi acefale e la conchiglia simbolo di San Giacomo.

L’edificio, prima di essere adibito a Palazzo Comunale e ospitare per l’appunto gli uffici del comune e del sindaco, era sede del Senato cittadino, che si adunava nella odierna “Sala del Magistrato” (altro nome per intendere la “Cammara picta”, affrescata dall’architetto e pittore Vincenzo La Barbera nel 1610 ed oggi a lui dedicata.

La “Sala La Barbera” o “Cammara Picta”

La sala è composta da dodici pannelli e ogni due di essi sono intercalati delle figure di personaggi illustri della antica Himera e di Thermae.

Una ricostruzione del tetto della “Cammara Picta” e della posizione dei dodici pannelli

La “Cammara Picta” è la principale protagonista del Palazzo dal punto di vista artistico. Troviamo un fregio ad ornare le pareti, con affreschi raffiguranti scene della storia della città: Da Ercole con le Ninfe, alle vicende di Himera, fino ad episodi della vita di Stesicoro e di Stenio, due degli illustri personaggi cittadini; appunto divisi in dodici pannelli. La Paternità dell’opera è racchiusa nel cartiglio sopra il grande finestrone: “Vincentius Barbera IN.P.TER 1610”. Il soffitto a cassettoni invece è dipinto ad olio con scene di allegoria, con al centro un grande stemma gentilizio. Lo stemma della città si staglia sopra la porta di ingresso della sala.

Eracle tra le ninfe

Foto dell’affresco “Eracle tra le ninfe”

“Huc huc, Sicelides, Thermas, ubi numine divae Alcidem Nynphae, tergere mostrat opus”

E’ questa la citazione riportata nella parte bassa dell’affresco, volta a ricreare l’invito da parte di Athena alle ninfe ad accogliere l’eroe. Il mito, come riporta Diodoro Siculo di Agira nell’ opera “La Gerioneide”, vuole infatti che l’eroe greco si fosse diretto nella Sicilia settentrionale di ritorno dalla sua decima fatica: La sconfitta dell’uomo più vigoroso tra gli esseri viventi, Gerione. Una volta arrivato a Thermae, la Dea Athena, alla quale erano state consacrate le terre d’Imera, invitò le ninfe a far sgorgare fonti di acque calde per far riposare Eracle dalla sua ultima fatica.

La fondazione di Himera

Affresco “La fondazione di Imera”

“Quinquagena novena super numerandaq Roma/Septigena orbis, binaq lustra fluunt./Himera graecorum aubaea ductore theocle,/Cum te Zanclaei, Chalcidiciq struunt.”

La Descrizione posta sotto l’affresco elenca i nomi dei popoli che edificarono la città. Anche qui il mito si fonde alla storia, donandoci uno scenario unico in sincerità ed artefatti. Vediamo infatti un Monte San Calogero, posto in prospettiva non reale, a proteggere Imera, attiva in momenti ordinari della quotidianità. Essa è infatti viva dopo la fondazione nel 648 a.C., avvenuta per mano degli ecisti: Euclide, Simo e Sacone. Viva appunto, sulla rotta dei mercati Mediterranei, punto di snodo fondamentale, Himera oltre ad essere punto strategico per i Greci, fu anche una colonia a tutti gli effetti: Il culto di Athena, la protettrice, veniva infatti applicato nei templi oggi visitabili presso la piana di Buonfornello, nel Museo a cielo aperto ad essa dedicato. Durò solamente duecentotrentanove anni la fortuna della polis, che venne distrutta nel 409 a.C dai Cartaginesi, come ritrae un altro affresco dell’ Architetto La Barbera.

Viaggio di Stesicoro a Corinto

L’affresco rappresenta Stesicoro mentre celermente si dirige a Corinto su una delle quattro galee al fine di ottenere un sostegno militare. La descrizione posta nella parte bassa riporta come in realtà gli antagonisti del poeta lo portarono con l’inganno innanzi al tiranno Falaride per farlo condannare. Stesicoro aveva infatti di recente scritto la favola del cavallo e del cervo, in un contesto di discussione pubblica sulle mire espansionistiche del tiranno verso Imera. Questa gli costò l’esilio dalla sua città.

Distruzione di Himera del 409 a.C.

Oltre a rappresentarne la fondazione il La Barbera narra con un affresco anche la distruzione della città di Imera, avvenuta nel 409 a.C. per mano dei cartaginesi.

 Scipione restituisce alla città di Thermae le statue trafugate a Himera dai Cartaginesi

L’evento raccontato è ampiamente documentato da Cicerone nella sua Orazione delle Verrine. Nell’affresco, La Barbera rappresenta la scena vicino la costa di Thermae, visibile nel retro della scena e nella quale l’autore pone per la prima volta edifici non presenti ai tempi dell’avvenimento narrato. E’ possibile infatti vedere il Duomo, il Castello e l’Anfiteatro, tutti costruiti successivamente.

Pompeo fermato da Stenio

L’affresco mostra Stenio poco prima di aver salvato la città di Thermae dalla repressione che Pompeo stava per compiere nei confronti della città sotto comando di Silla. L’intera comunità di Thermae era colpevole di avere sostenuto Gaio Mario, successivamente perdente contro, appunto, Silla. Il coraggio di Stenio si manifestò in quell’occasione, in quanto intercettò Pompeo all’ingresso della città e si costituì colpevole della decisione di parteggiare per Mario da parte della città. Ammirandone il coraggio, Pompeo graziò lui e l’intera città, come riporta anche Plutarco nella raccolta “Vite Parallele”.

Stenio che si oppone alla rapacità di Verre

La Barbera rappresenta Stenio nuovamente eroe per la sua città, opponendosi alla rapacità di Verre, allora governatore, che voleva impossessarsi di tre statue Himeresi appartenenti alla città. Come racconta Cicerone nelle “Verrine”, toccò a lui difendere Stenio in tribunale, quando, un vendicativo Verre lo accusò di tradimento.

Stenio accusato da Verre

La scena rappresenta il momento in cui Stenio viene accusato dal senato. L’espressione del patrizio Termitano sembra alludere allo stupore per l’ingiusta accusa ricevuta.

Stenio difeso da Cicerone

La scena vede Stenio in ginocchio davanti il Senato. Grazie al prezioso aiuto di Marco Tullio Cicerone, suo difensore, viene scagionato dall’infamante accusa dinanzi i senatori riuniti.

I Personaggi Illustri

La divisione dei pannelli della “Cammara Picta”, come detto, vede la rappresentazione di personaggi illustri tra i pannelli che narrano le scene. Sono diversi i personaggi raccontati dall’Architetto La Barbera, tutti rinomati nelle loro epoche e ricordati dalla città.

Mamertino

Geometra e parente di un altro personaggio illustre, Stesicoro, dominava le arti matematiche e per questo era conosciuto anche al di fuori della città.

Tisia D’Imera

Detto Stesicoro, fu un poeta lirico collocato tra i poeti corali, al pari di: Pindaro, Bacchilide, Saffo, Anacreonte, Simonide, Ibico, Alceo e Alcmane. Dal La Barbera viene rappresentato in due affreschi. In uno è ripreso da bambino in culla e l’affresco è appunto chiamato “Tisia Bambino”. nell’altro, già adulto, viene rappresentato in piedi e con la lira in mano.

Lionato o Elianatte

Figura enigmatica per l’assenza di fonti, da alcuni inteso come un matematico, da altri come un poeta, ma più preferibilmente come giurista, La Barbera lo rappresenta anziano, con la barba lunga, intendendolo come un uomo nato “dalle leggi”. Con lui si conclude la “triade del sapere” del primo ciclo di personaggi.

Crisone

Vissuto nel V secolo a.C., fu trionfatore in ben tre Olimpiadi. ordinatamente nel 448 a.C., 444 a.C e nel 440 a.C. Addirittura Platone ne cita le gesta nel “Protagora” definendolo un “professore della corsa”. A citarlo è anche Pausania e Diodoro Siculo, seppur quest’ultimo commise un errore attribuendogli, in occasione della ottantacinquesima Olimpiade, quella del 440 a.C., il secondo titolo consecutivo, anziché il terzo.

Stenio

Patrizio romano della città di Termini Imerese, fu uno dei protagonisti principali e più ricordati dell’epoca romana. In particolare, viene ricordato dalla popolazione per aver salvato la città di Thermae dalla repressione che Pompeo stava per compiere nei confronti della città sotto comando di Silla. L’intera comunità di Thermae era colpevole di avere sostenuto Gaio Mario, successivamente perdente contro, appunto, Silla. Il coraggio di Stenio si manifestò in quell’occasione, in quanto intercettò Pompeo all’ingresso della città e si costituì colpevole della decisione di parteggiare per Mario da parte della città. Ammirandone il coraggio, Pompeo graziò lui e l’intera città, come riporta anche Plutarco nella raccolta “Vite Parallele”. Ma le gesta di Stenio, non si concludono qui. Più avanti, fu nuovamente eroe per la sua città, opponendosi alla rapacità di Verre, allora governatore, che voleva impossessarsi di tre statue Himeresi appartenenti alla città. Come racconta Cicerone nelle “Verrine”, toccò a lui difendere Stenio in tribunale, quando, un vendicativo Verre lo accusò di tradimento. Infine Cicerone riuscì a farlo assolvere.

Ergotele

Seppur fosse di origini Cretesi, divenne cittadino Imerese dopo che Trasideo favorì una ripopolamento della colonia. Fu protagonista in molteplici competizioni sportive nel V secolo a.C., diventando lo specialista del “dolichos” (corsa lunga, pertanto corridore nelle competizioni di fondo) a Olimpia, a Delfi, a Corinto ed a Nemea. In questi giochi vinse per due volte in ognuno di essi, divenendo tra i pochi atleti a trionfare nei quattro agoni più rilevanti della città. Fu un atleta tanto amato da aver dedicata un’Olimpica, la dodicesima, dal famoso poeta Pindaro.

Bibliografia:

  • “A spasso con Stenio” di Manuela Sinatra e Barbara Indorante.
  • “Termini Imerese Città Romana; Itinerario Archeologico”, di Roberto Tedesco.
  • “Da Stesicoro a Stenio: Due civiltà un solo popolo; La Cammara Picta del palazzo del Magistrato di Termini Imerese” di Roberto Tedesco

Immagini: Gentilmente donate da Roberto Tedesco

Revisione: Gentilmente effettuata da Manuela Sinatra

Traduzione: Gentilmente realizzata da Daniele Greco

di Francesco Marramaldo