Il Castello di Termini Imerese è una fortificazione della rocca presente nella parte alta della città, ai cui piedi troviamo oggi l’attuale Belvedere. La preziosità di questa costruzione risiede nella sua offerta di un privilegiato punto panoramico dal quale è possibile apprezzare l’intero Golfo di Termini Imerese, delimitato a est dalla rocca di Cefalù e a ovest da Capo Zafferano. Ciò che rimane oggi del Castello è rappresentato da resti di una ben più sviluppata antica costruzione, ritenuta in passato tra le principali fortezze dell’Isola.

La Storia

Le prime fonti storiche sul Castello risalgono a quasi mille anni fa, come attestato da un’epigrafe araba (oggi conservata al Museo Civico) che accenna alla costruzione della suddetta fortificazione “per conto di Giaw”. Esso, tuttavia, ha per certo delle origini anteriori alla dominazione araba in Sicilia, quando è stato utilizzato come insediamento difensivo della città. In tal senso, il suo valore è stato infatti lodato e messo per iscritto da figure militari storiche come il capitano arabo Ashed ben Forat che, in una relazione ufficiale diretta all’emirato parlò della costruzione come di un «castello per prendere il quale ne perirà metà di gente e forse non ci si potrà», e d’altra parte queste parole sono state a più riprese confermate dai fatti storici. Nel 252 a.C. i termitani vi si rifugiarono per resistere a un veemente attacco romano durato ben due anni; anche Carlo d’Angiò, che nel XIII secolo attuava l’invasione francese dell’isola, dovette rinunciare all’espugnazione del Castello per merito del quale la città ricevette successivamente dei privilegi dai dominatori spagnoli; un secondo tentativo di conquista da parte dei francesi si ebbe nel 1676, sebbene anch’esso dall’esito infausto. Con la conquista da parte dei Borboni, durante il relativo periodo di dominazione il Castello di Termini Imerese divenne “Real forte” e, così come la città di Termini, soggetto ai decreti della corte reale spagnola. Nel 1860, all’insurrezione della città, il Castello fu distrutto per mezzo dell’innesco delle polveriere, da attribuire ai Borboni costretti a lasciare l’isola o, secondo altre fonti, agli stessi termitani in segno di rivolta.

Notizie certe e dirette del Castello, tuttavia, si hanno a partire dal 1500 quando militari, geografi e disegnatori cominciarono a raffigurare la città e il suo paesaggio mediante carte topografiche e vedute prospettiche comprendenti la fortificazione. È certo che un tempo il Castello si componesse di numerosi corpi di fabbrica, tra cui specifici spazi sia interni che esterni preposti alle funzioni tipiche del castello nonché svariati torrioni e bastioni, e di mura descriventi un esteso perimetro il quale circondava un’area piuttosto vasta. I corpi di fabbrica centrali, posti sulla sommità della rupe, erano rappresentati dalla Casa del Castellano, dalla Caserma, dalle polveriere e dai Magaseni (ovvero i magazzini): questi ultimi erano presumibilmente collocati a un piano inferiore, in corrispondenza dell’attuale versante settentrionale del Belvedere, dove potevano essere riforniti grazie alla presenza di un ripida strada che da lì giungeva allo scalo marino della zona Fossola, dove attraccavano le navi; a questo scopo era presente una costruzione esterna detta “Carricatore”, che servendosi di un sistema di funi partecipava al rifornimento dei magazzini del Castello. Le Mura avevano un’estensione piuttosto grande, e alcuni resti odierni, come quelli di Porta Palermo, ne ricalcano l’antico tragitto; si sa che si estendevano sino al piano inclinato sul mare e, lungo tale decorso, erano costellate di numerosi torrioni. Erano presenti numerosi bastioni, come quello che un tempo si ergeva nella zona del teatro Kalòs o la costruzione che corrispondeva all’antico quartiere della Terravecchia, come riportato graficamente da alcuni disegni del XVI e del XVII secolo ritraenti anche i relativi caseggiati; oggi è visibile soltanto quello appartenente all’area della Villa Palmeri, ribattezzato Campanile di San Giovanni Battista. La porta principale del Castello si trovava sul versante meridionale, mentre un ingresso secondario era la Porta del Soccorso, posta a oriente, dove i precedenti terrazzamenti furono risparmiati da costruzioni per permettere, come lo stesso nome indica, una veloce e sicura via di fuga verso il mare.

Si sa che il Castello di Termini Imerese non ebbe mai veste di rappresentanza, dal momento che noti sovrani come Carlo V e Vittorio Amedeo II furono altrove accolti durante le loro visite.

Bibliografia:

  • “A spasso con Stenio” di Manuela Sinatra e Barbara Indorante
  • “Il castello di Termini” di Rosario Nicchitta
  • “Termini e i suoi castelli” dell’ Avv. Nicolò Marsala

Sitografia: https://beniambientalieculturaliimeresi.wordpress.com/2016/10/05/il-castello/

Revisione: Gentilmente effettuata da Manuela Sinatra

Traduzione: Gentilmente realizzata da Francesco D’Anna

di Francesco D’Anna